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Il fanatismo di Medjugorje e l’inviato papale arcivescovo Hoser

di Snježana Majdandžić-Gladić, il 28 agosto 2017, originale in croato, traduzione in inglese

Il Vescovo di Varsavia-Praga, arcivescovo Henryk Hoser, inviato speciale del papa a Medjugorje, ha recentemente rilasciato un’intervista interessante e un po’ strana all’Agenzia cattolica polacca di informazione (KAI), su cui vogliamo riflettere criticamente per sottolineare ciò che vi troviamo di problematico, dal momento che si rimane con l’impressione che la visita dell’arcivescovo sia stata preparata a tavolino e in questo senso non sia stata né imparziale né obiettiva.



Introduzione, ovvero la relazione tra cristianesimo orizzontale e verticale


Se fosse possibile stimare e presentare sistematicamente tutto il bene che è emerso dalle varie iniziative che la Chiesa cattolica ha intrapreso in campo sociale, caritatevole e culturale negli ultimi duemila anni, si tratterebbe sicuramente di un tesoro immensamente grande, probabilmente senza paragoni con quanto conseguito, negli stessi campi, da qualsiasi altra Chiesa, comunità religiosa o istituzione secolare durante tutta la storia. Questa è la sua dimensione umanitaria fondata sul secondo comandamento dell’amore, Ama il prossimo tuo come te stesso, che viene costantemente applicato nelle circostanze più ordinarie della vita, molto più di quanto possiamo comprendere e molto più di quanto altri siano disposti ad ammettere.

Tuttavia, se guardassimo solo al lato caritatevole e sociale della Chiesa, per quanto importante, e ignorassimo e rifiutassimo la teologia, la Chiesa cattolica diventerebbe solo una delle tante organizzazioni, mentre il cattolicesimo e il cristianesimo sarebbero una delle tante ideologie del mondo. In altre parole, per quanto sia importante sviluppare solidarietà, comprensione, impegnarsi nella costruzione della pace e fare grandi opere qui sulla terra, senza il messaggio di risurrezione e senza la consapevolezza della nostra redenzione attraverso la Croce di Cristo, il ​​cristianesimo non sarebbe niente. O più precisamente, sarebbe solo qualcosa che deriva da qualcos’altro. Perciò, il primo Comandamento dell’Amore afferma: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente, e in seguito il secondo, rivolto all’umanità, si presenta come un risultato logico della conoscenza del valore del primo comandamento.

Se paragoniamo quanto sopra detto e quanto accade oggi, sembra che questo ordine naturale del Creatore e di Cristo sia spesso distorto, vale a dire che l’accento è decisamente posto oggi sul cristianesimo orizzontale, mentre quello verticale è decisamente trascurato e, oseremmo dire, in pericolo. In questo senso è abbastanza comune che appaiano sempre più „leader cristiani“ che raccolgono intorno a sé grandi folle di persone e presentano costantemente loro azioni sociali, preservando una qualche forma di connessione con il cristianesimo verticale, permeata però di teologia leggera.

Non c’è dubbio che una tale teologia superficiale formi la spiritualità dell’uomo odierno, o piuttosto lo porti via dalla spiritualità sana e destabilizzi la sua ortodossia. I giovani sono particolarmente colpiti perché si alimentano prevalentemente della teologia leggera di Internet e spesso non hanno abbastanza opportunità per imparare la magnifica profondità della dottrina della Chiesa cattolica, perché essa richiede un molto maggiore sforzo intellettuale, spirituale e fisico rispetto all’azione sociale e alla spiritualità che viene loro proposta.

Vogliamo dunque dire ciò che è già evidente, e cioè che oggi gli insegnamenti della Chiesa cattolica sono seriamente minacciati, ma anche sottolineare ciò che è meno evidente, e cioè che, da questo punto di vista, un pericolo più grande viene dai promotori del cristianesimo orizzontale piuttosto che dal secolarismo. I promotori della teologia leggera, con il loro approccio unilaterale, sottolineano l’importanza della misericordia, dell’amore e della comprensione per ogni essere umano, perdendo di vista la legge divina e naturale. Ciò si vede in molte circostanze concrete che rendono la chiesa di oggi divisa e insicura, quindi non c’è da meravigliarsi per esempio che un cardinale della Chiesa cattolica, mentre si incontra con un rappresentante islamico, rimuova la sua croce pettorale, le suore rimuovano le statue dei santi dalla mia scuola cattolica o che ospedali cattolici sostengano l’eutanasia o l’aborto.

Tutto ciò ci porta alla conclusione che è importante ripristinare l’ordine corretto dei valori proclamato nei due Comandamenti dell’Amore, sottolineando innanzitutto la dottrina e la Legge che ci porta a costruire un rapporto vero con Dio e poi con l’umanità. Così, i due comandamenti in un certo senso si fondono in uno e noi possiamo guardare agli altri come a noi stessi, per amore di Dio, mentre l’eccessiva enfasi sul secondo Comandamento porta necessariamente a trascurare Dio e, con il tempo, l’umanità. Ogni frutto momentaneo, esteriore, per quanto incoraggiante e grande, non avrà il potere di cambiare questo cammino.

Ripetiamo quello che abbiamo già stato detto: per quanto il cristianesimo possa contribuire al campo sociale, culturale e spirituale, esso è inutile se non proclama il vangelo originale e completo, se non proclama al mondo la verità della redenzione e non offre la speranza della risurrezione. In questo caso, non avrebbe alcun motivo giustificato per essere chiamato cristianesimo, e sarebbe degno di essere equiparato ad altre religioni e organizzazioni che sostengono la giustizia sociale. Allo stesso modo, ogni sforzo quotidiano all’interno della Chiesa che desse la precedenza al sociale anziché al dogmatico, diventerebbe, nel senso supremo della Verità, di poco valore e in taluni casi pericoloso. Lo stesso vale per una spiritualità che trascurasse la dottrina. E questo fatto non può essere cambiato dai frutti, per quanto dotati di valore per il mondo e ricchi.


Valore e inutilità dei „frutti di Medjugorje”


Tutto quanto sopra detto ci porta a riflettere sui cosiddetti frutti di Medjugorje o sul fatto che molti dei sostenitori della „Gospa” (termine croato per Madonna) di Medjugorje sottolineano il valore dei frutti, che secondo loro sono immensi, ma ignorano l’aspetto dottrinale e non riflettono affatto sulle numerose critiche fatte sull’autenticità di Medjugorje, anche se spesso non è importante per loro se la Madonna sia apparsa o no. Pertanto, prima di sottolineare i punti problematici, vogliamo ripetere per una terza volta che, ipoteticamente, il cristianesimo sarebbe assolutamente privo di significato se ad esempio qualcuno riuscisse con assoluta certezza a dimostrare che Cristo non è risuscitato dai morti, perché la sua essenza si basa su questa Verità e tutte le buone opere sociali e spirituali che sono state fatte negli ultimi duemila perderebbero il loro valore oggettivo perché sono strettamente legate a questa Verità. Non importa quanto siano preziose. Allo stesso modo, non importa quanto i frutti di Medjugorje possano essere grandi: essi sono obiettivamente inutili se la Madonna non è apparsa e tutto si basa su falsi fondamenti. E che tutto si basi su falsi fondamenti è stato chiaramente sostenuto e dimostrato dai vescovi di Mostar-Duvno Žanić e Perić e dai loro collaboratori, come abbiamo riassunto nel testo: „Gli zeloti di Medjugorje e come la ‘Gospa’ contraddice la Madonna” (croato, inglese).

Nonostante queste prove irrefutabili, incredibilmente possiamo osservare uno strano fanatismo che si è diffuso tra le masse: ci sono sempre più persone che sono così entusiaste dei frutti di Medjugorje che semplicemente ignorano il buon senso, ed essi presentano argomentazioni così insignificanti e assolutamente poco convincenti in difesa di Medjugorje.

Con profonda tristezza ma anche con la profonda consapevolezza che le cose devono essere chiamate con il loro nome, questa osservazione sull’ignorare il buon senso e sul presentare argomenti non convincenti può essere coscientemente attribuita all’inviato papale a Medjugorje, l’arcivescovo polacco Henryk Hoser. Dobbiamo sottolineare che le sue parole su Medjugorje e le sue azioni sembrano essere un allontanamento dalla missione a lui affidata, che per sua natura avrebbe dovuto essere oggettiva, discreta, imparziale e completa e, secondo lo scopo dell’inchiesta, rivolta esclusivamente gli aspetti pastorali. Tuttavia, le cose non sembrano essere andate così.


La visita dell’arcivescovo Hoser è stata obiettiva, imparziale, discreta, completa e veramente pastorale?


A giudicare dalla citata intervista recentemente resa all’Agenzia cattolica di informazione cattolica, le azioni dell’arcivescovo sembrano costituire una tattica diretta e deliberata di pressione sulla Santa Sede e un tentativo di forzare il riconoscimento di Medjugorje come luogo autentico di apparizioni. Quindi, diremmo, le sue pubbliche dichiarazioni su Medjugorje, di parte e piuttosto indiscrete, prima della sentenza della Santa Sede, sollevano la questione dello scopo e della giustificazione di tale visita e suscitano dubbi sulle buone intenzioni della sua intera ricerca.

Considerando che Hoser, come sostengono alcuni, è tra i sostenitori del fenomeno di Medjugorje, egli è stato accolto come „un jackpot spirituale“. Si ha l’impressione che la Santa Sede, per ragioni pastorali e per i frutti di Medjugorje, abbia concluso che sarebbe meglio accettare la proposta della commissione del cardinale Camillo Ruini secondo la quale solo i primi sette giorni delle apparizioni sarebbero da riconoscere, e che in questo senso abbia cercato il modo migliore per attuare questa (in sé strana e sospetta) proposta, trovando una salomonica soluzione nella persona dell’arcivescovo Hoser.

Siamo consapevoli che le nostre critiche sono anche accuse gravi e che forse a causa del pericolo di scandalizzare (specialmente i credenti ingenui e di buona volontà) sarebbe meglio tenercele per noi stessi piuttosto che pronunciarle pubblicamente. Ma, d’altro canto, sappiamo anche che qualsiasi silenzio su Medjugorje può essere pericoloso e, dato che è un fenomeno globale, ciò potrebbe portare ad enormi attriti e divisioni nella Chiesa. Proprio a causa di un tale pericolo che potrebbe facilmente diventare realtà se Medjugorje fosse riconosciuto in tutto o in parte, bisogna argomentare e fare domande pubblicamente, anche se il clima generale è tale che la maggioranza chiuderà le orecchie e rifiuterà ogni critica, piccola o grande che sia, su Medjugorje.


L’Arcivescovo Hoser non è imparziale e sta forzando il riconoscimento di Medjugorje


Il fanatismo di Medjugorje è un fenomeno molto interessante e chiunque ne sia colpito inizia a mostrare (per usare un eufemismo) un comportamento strano, che si manifesta spesso sotto forma di disobbedienza diretta o indiretta, impazienza, mancanza di prudenza, subordinazione dell’oggettivo al soggettivo, necessità di imporre il proprio parere agli altri e di forzare il riconoscimento del Medjugorje come santuario quanto prima. A questo proposito, l’argomento principale e praticamente unico dei sostenitori del fenomeno è l’enfatizzazione dei frutti di Medjugorje. L’intervista dell’arcivescovo chiaramente dimostra che anche lui è caduto in questa trappola, o, per meglio dire, anziché essere un esaminatore neutrale e obiettivo della situazione, è diventato un sostenitore parziale e piuttosto impaziente di Medjugorje, di cui ora con la sua autorità sta forzando il riconoscimento.

E l’argomento dei „frutti di Medjugorje“ non richiede ulteriori spiegazioni, se non per ripetere che è assolutamente inutile se tutto si basa su menzogne.


La discrezione nel modo di procedere e le dichiarazioni pubbliche dell’arcivescovo


L’aspetto più problematico dell’arcivescovo Hoser è stato che egli si è espresso pubblicamente durante lo svolgimento dell’incarico e ha ignorato la necessaria discrezione, perché la natura dell’investigazione in quanto tale e il buon senso richiedono che tutto ciò che rientra nell’ambito dell’inchiesta debba essere protetto dal silenzio. Questa mancanza di discrezione non è affatto giustificata dall’affermazione che si tratta dell’opinione personale dell’arcivescovo, perché in questo caso egli non ha il diritto di rendere pubblica la propria opinione personale, in quanto ciò può influenzare, anzi influenza notevolmente il clima generale ed eventualmente la decisione finale.

È proprio questo tipo di precipitazione che ha caratterizzato Medjugorje fin dall’inizio. In altre parole, se non fosse stata trascurata la discrezione richiesta e ignorata la legittima autorità del vescovo, e se non ci fosse stata una ingiustificata propaganda mediatica, Medjugorje non sarebbe mai stato oggetto di discussioni dogmatiche, pastorali o anche giornalistiche.


L’arcivescovo Hoser pregiudica la decisione della Santa Sede


L’arcivescovo Hoser fa un ulteriore passo in avanti e letteralmente pregiudica la decisione della Santa Sede, affermando che tutto indica che le apparizioni saranno riconosciute, forse anche quest’anno. Non possiamo interpretare questo che come un tentativo diretto di forzare il riconoscimento di Medjugorje oltre tutti i criteri onesti e imparziali, il che sarebbe ingiusto anche in interazioni puramente civili, mentre all’interno della Chiesa sarebbe semplicemente scandaloso.

Qual è lo scopo di una tale missione se, per Hoser, l’esito è noto in anticipo ed egli non ha scrupoli nel renderlo pubblico? Anche qui non possiamo concludere in modo diverso se non dicendo che, in altre parole, non esiste alcuna ragione perché Hoser fosse nominato solo per dare allo spettacolo di Medjugorje una qualche trama significativa. Ma se tutto è stato deciso in anticipo, bisogna tener conto che dopo il possibile riconoscimento di Medjugorje resteranno le stesse domande, cioè che queste non spariranno solo guardando alla parte pastorale e sottolineando il significato dei frutti, ma potrebbero andare via solo se i sostenitori riuscissero a confermare dogmaticamente quello in cui credono. Ma questo non possono farlo, e così evitano discussioni su questo argomento.

L’arcivescovo, nella sua intervista, sostiene che è difficile che la Santa Sede decida difformemente dai suggerimenti della commissione del cardinale Ruini e per confermarlo afferma che è impossibile che i „veggenti“ mentano da 36 anni. Questo è un altro argomento superficiale che viene costantemente messo in evidenza da ambienti francescani, perché da un lato non vediamo per quale motivo non si potrebbe mentire per 36 anni (inoltre, molte menzogne ​​sono state rivelate ed elencate nei libri: Specchio della Giustizia e La Verità vi renderà liberi), mentre d’altra parte si pone la questione del perché solo i primi sette giorni saranno riconosciuti e non tutti gli anni delle apparizioni: questo significa veramente che i veggenti non hanno mentito solo nei primi sette giorni o che non hanno mentito per 36 anni? O forse i veggenti avevano visioni della Madonna i primi sette giorni e del diavolo per gli altri 36 anni? In ogni caso, ci sembra che l’Arcivescovo ci debba una spiegazione per risolvere questo enigma: per quanto ci stiamo provando, non possiamo vedere nemmeno un po’ di logica in tutto questo.


L’Arcivescovo Hoser confonde il confine tra problemi dogmatici e pastorali


L’Arcivescovo sottolinea (portando acqua al mulino francescano) che Medjugorje è da secoli una parrocchia francescana, senza menzionare il problema oggettivo della questione erzegovinese. Per questo problema, puramente pastorale e non dogmatico – per cui ci si sarebbe aspettati che entrasse nella sua ricerca – egli non mostra alcun interesse, dal punto di vista della Verità. Così, nell’intervista, afferma che tutti i Balcani erano una volta francescani, ma i francescani dovettero consegnare le loro parrocchie dopo questo periodo, il che egli giudica ingiusto, mentre oggi ci sono ancora cinque parrocchie in cui il vescovo è in conflitto con i francescani. La verità vera è un po’ diversa ed è che i francescani erzegovinesi dopo il periodo turco hanno dovuto restituire ciò che non gli apparteneva e che a causa delle circostanze del tempo era temporaneamente sotto la loro amministrazione. Concludiamo dunque che l’Arcivescovo ha fatto propria un’interpretazione unilaterale della realtà storica e ha indirettamente accusato il vescovo, cioè ha accettato pienamente la versione dei fatti che gli è stata offerta dai francescani.

Parimenti Hoser, senza conoscere sufficientemente le cose, considera il sacramento della riconciliazione come un frutto speciale di Medjugorje, e non sa (o comunque non ne parla) che molti sacerdoti che confessano a Medjugorje non hanno facoltà canoniche per ascoltare le confessioni, perché sono sotto le sanzioni della Chiesa a causa della disobbedienza e quindi amministrano in modo invalido il sacramento. Questo è un segno che Hoser, lo ripetiamo ancora una volta, come fonte delle sue conclusioni, ha considerato quello che i loquaci francescani gli hanno detto nelle due settimane della sua presenza, mentre non ha mostrato alcun interesse per l’altro lato della medaglia, su cui c’è il vescovo Perić.

Inoltre, l’Arcivescovo parla di un vulcano d’amore che esce da Medjugorje e, a questo proposito, menziona in particolare il defunto padre Slavko Barbarić OFM, che ha avviato tutte le attività di Medjugorje, ignorando il fatto che lo stesso Slavko Barbarić era in realtà un sacerdote disobbediente che, senza l’approvazione e all’insaputa del vescovo, di sua propria iniziativa, si è nominato „leader” della parrocchia di Medjugorje. Dubitiamo che l’arcivescovo Hoser sarebbe stato così benevolo se un sacerdote della sua arcidiocesi avesse ignorato le sue direttive e invece di diventare parroco della parrocchia assegnatagli, si fosse autoproclamato pastore di una parrocchia diversa, da lui scelta. Dubitiamo seriamente che avrebbe chiamato questo tipo di sacerdote la fonte di un vulcano d’amore.

In modo altrettanto soggettivo, Hoser elogia una serie di iniziative e progetti di Medjugorje, così come le varie comunità religiose che operano lì, e non vede che operano tutte senza l’approvazione del vescovo locale e che tutto ciò che esse fanno è fatto, perlopiù o in toto, rifiutando l’autorità del vescovo. Chiediamo a noi stessi e agli altri, a questo proposito: perché l’Arcivescovo Hoser, quale responsabile della valutazione delle sole questioni spirituali a Medjugorje, non dice una parola su queste questioni esclusivamente pastorali? Se non ha visto il problema, perché non l’ha notato? E se lo ha fatto, perché è rimasto in silenzio? Dubitiamo seriamente che, in un caso analogo della sua Arcidiocesi, avrebbe guardato con tanta benevolenza alla creazione di comunità religiose e di varie iniziative di ogni genere, a sua insaputa e senza la sua approvazione, e pensiamo che per lui significherebbe poco se qualcuno dicesse che esse danno buoni frutti.

L’Arcivescovo sostiene che a Medjugorje in sostanza non ci sono errori dottrinali, ma questa affermazione è errata perché il fenomeno di Medjugorje ribolle di affermazioni eretiche, come la cancelleria di Mostar ammonisce da quasi 36 anni. Queste riguardano le supposte parole della Madonna e le comunità che operano in quel luogo e le iniziative che vengono attuate lì. Ancora una volta, chiediamo: perché l’arcivescovo non ha percepito queste cose? E se le ha notate, perché non le ammette?

Tutto ciò dimostra che l’arcivescovo Hoser si è avvicinato al suo compito in modo molto superficiale e con molti pregiudizi e che è stato catturato nella rete del fanatismo di Medjugorje. Nella sua sottomissione ai francescani ha fatto una serie di omissioni confondendo i confini tra problemi pastorali e dogmatici.


A mo’ di conclusione


La necessità di capire l’importanza della dottrina della Chiesa cattolica oggi sembra essere una delle questioni più importanti nel quadro della sua identità e della ricerca di solide fondamenta nelle sue attività complessive. Purtroppo, la sua dottrina è seriamente minacciata, prevalentemente dalla comparsa non autorizzata della teologia leggera, basata su un ordine inverso di amore per Dio e per l’uomo, piuttosto che da attacchi extra-ecclesiali e non ecclesiali. Le conseguenze di tale superficialità non sono più visibili solo nella periferia, ma hanno profondamente colpito quelle strutture ecclesiastiche che, per loro natura, ci si aspetterebbe che proteggessero l’ortodossia e la fedeltà al messaggio completo del Vangelo. Questo è difficile da sopportare per chiunque desideri il bene della Chiesa, anche se sembra ancora un po’ lontano dal suo campo visivo, e si rende conto che non esiste più una solida base su cui fare affidamento, al punto che comincia a chiedersi se c’è ancora una fede (sana) sulla terra.

Il fenomeno di Medjugorje ricade in questo contesto e, senza la propaganda manipolativa, non avrebbe mai raggiunto i suoi attuali confini, perché è impregnato di bugie e disobbedienza e, attraverso il suo fanatismo che attira le masse e ispira gli individui, è molto più dannoso che utile per il Chiesa, benché molti non riescano a vederlo.

Alla moltitudine di coloro che finora hanno contribuito alla fioritura negativa del fanatismo di Medjugorje, si può sicuramente aggiungere l’arcivescovo polacco Henryk Hoser, come uno che, purtroppo, non ha compiuto in modo completo e oggettivo il compito affidatogli, ma è caduto sotto l’influenza dei francescani di Medjugorje, al punto che ha completamente ignorato il rovescio della medaglia. Speriamo lo abbia fatto in buona fede e con una coscienza netta, ma ciò non lo solleva dalla sua responsabilità, né diminuisce il suo essere di parte.

Ciò che Hoser ha fatto e ciò che ha dichiarato pubblicamente porta alla conclusione che Medjugorje sarà effettivamente riconosciuto come luogo di apparizioni, conformemente alla proposta della Commissione del Cardinale Ruini, secondo cui i primi sette giorni delle apparizioni sarebbero da considerare autentici, mentre gli altri 36 anni potrebbero essere veri, o forse una menzogna, o forse qualcosa di completamente diverso. Questo non è ancora chiaro a nessuno, ma con il tempo sarà probabilmente data una spiegazione razionale o almeno relativamente razionale.

Il principale e in sostanza l’unico argomento sono i cosiddetti frutti di Medjugorje, la fonte e l’effetto di un fanatismo accecante, davanti al quale tutte le argomentazioni cadono nel vuoto e il senso comune si perde.

Tuttavia, se il Papa riconoscerà le conclusioni dello studio dell’arcivescovo Hoser e riconoscerà le apparizioni di Medjugorje come autentiche, pensiamo che presto lo rimpiangerà, perché questo farà aprire un vaso di Pandora in cui non si troverà nemmeno la speranza. Perché se vuole restare fedele alla Verità, il fenomeno di Medjugorje non può e non deve essere affrontato dal punto di vista pastorale ma solo da quello dogmatico, come è stato benissimo, ragionevolmente e giustamente spiegato dall’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede – il cardinale Gerhard Ludwig Müller, che sosteneva che l’attività pastorale non può essere fondata su falsi fondamenti. In questo senso, la soluzione può essere trovata solamente in evidenze di natura dottrinale e proprio qui Medjugorje sperimenta la propria capitolazione.

Se le cose andranno come Hoser prevede o, più precisamente, come ha annunciato, questa sarà certamente una macina intorno al collo di tutta la Chiesa, perché il riconoscimento di Medjugorje non cancellerà le domande e non chiuderà le bocche di coloro che pubblicamente pongono queste domande.

Resta da concludere che la complessità del fanatismo di Medjugorje e la sua fioritura lascia pensare che non si tratti solo di menzogne e di inganni umani, ma che dobbiamo combattere contro i principati e le potenze. Sappiamo, comunque, in chi crediamo, sappiamo chi ci ha redenti a prezzo del suo sangue e sappiamo che i principati e le potenze non possono fare nulla a coloro che si affidano a Dio pienamente. E in tutto questo abbiamo la Beata Vergine Maria come l’Avvocato più fedele, colei che ha schiacciato la testa del vecchio Serpente.

P o v e z a n i   t e k s t o v i

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